Edilizia, costruire insieme ai lavoratori extracomunitari

Ufficio stampa Filca nazionale 11 Luglio 2003

Ieri convegno Filca a Parma. In Italia un addetto su quattro è immigrato

PARMA ( dal nostro inviato ) In Italia un lavoratore su quattro presente nel settore dell’edilizia è immigrato. Inoltre, le Costruzioni continuano ad essere il settore che assorbe più manodopera, con il 14% delle nuove assunzioni. Le stime sono delle Casse Edili, che a Roma hanno registrato una crescita di lavoratori stranieri iscritti, passati da 1.311 del 2001 a 7.238 del 2002, a Brescia da 2.755 del 2001 ai 5.157 del 2002; a Milano, da 7.123 a 11.492. Significative le cifre della Cassa Edile regionale degli artigiani del Veneto, dove la presenza di lavoratori immigrati raggiunge la percentuale del 40% del totale degli addetti, mentre in Emilia Romagna si attesta intorno al 30%. In base, inoltre, alle indicazioni del Centro ricerche del settore edile (Cresme), sarebbero complessivamente 140 mila i lavoratori stranieri nelle settore delle Costruzioni, in particolare in edilizia, destinati ad un rapido aumento nel prossimo futuro. Sono questi i dati presentati a Parma dalla Filca nazionale, in occasione del Convegno di studio sui lavoratori stranieri nelle Costruzioni. Un momento di riflessione da parte degli edili Cisl su una questione di estrema attualità, come spiega il segretario nazionale Filca, Antonio Ceres : “L’obiettivo della categoria è di favorire l’integrazione nel settore, superando la logica della separazione tra le problematiche lavorative strettamente legate agli immigrati e quelle, invece, riguardanti i lavoratori italiani. Inoltre, vogliamo rafforzare i rapporti con i sindacati dei Paesi di provenienza dei lavoratori immigrati, soprattutto dell’Europa dell’Est e del Nord Africa, sia per approntare iniziative per ridurre l’immigrazione clandestina, che per avviare un processo di integrazione preventiva”. Per la Filca, che considera prioritario su questo terreno lo sviluppo di maggiori sinergie con l’Anolf Cisl, va affrontato con urgenza il problema della sistemazione alloggiativa per questi lavoratori, attraverso la promozione di iniziative territoriali specifiche. Di rilievo, a questo proposito, il progetto avviato nel Veneto, dove un’azione congiunta e mirata della Regione con le parti sociali e le amministrazioni locali ha definito un programma straordinario per la realizzazione di unità abitative da destinare a residenza temporanea di lavoratori stranieri. Analoghe esperienze sono state realizzate a Modena, Trento e Bolzano. “L’altro versante di intervento – precisa il segretario generale Filca, Domenico Pesenti – è quello contrattuale, perché la contrattazione rappresenta lo strumento per rimuovere gli ostacoli e rendere effettivi i diritti per i lavoratori immigrati. L’avvio della stagione per il rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro, quindi, dovrà essere l’occasione per ampliare norme e diritti per i lavoratori. A partire – aggiunge Pesenti – dal diritto alla formazione e all’apprendimento della lingua italiana, attivando la normativa sul diritto allo studio, per favorire la scolarizzazione dei lavoratori stranieri. Mentre una riflessione critica riguarda la contrattazione territoriale integrativa per gli edili: su quasi 80 contratti rinnovati, infatti, soltanto 12 contengono riferimenti a norme specifiche per gli immigrati”. Infine, accanto alla battaglia contro il lavoro nero, la Filca tiene a sottolineare con forza quella per garantire una maggiore sicurezza nei cantieri; una scelta di azione che deve diventare un impegno costante. Edilizia, inoltre, vista come chiave di accesso al mercato del lavoro e come garanzia del processo di integrazione dell’immigrato. Ne è convinta la responsabile nazionale dell’Ufficio Immigrazione della Caritas italiana, Le Quyen Ngo Dinh , secondo cui il settore è uno dei pochi che consente al lavoratore straniero di mantenere la propria professionalità anche nel Paese di arrivo. “Anche se – sottolinea – serve uno sforzo serio sul fronte della formazione e riqualificazione professionale e una maggiore tutela, sia per evitare i fenomeni di irregolarità contrattuale a cui vanno spesso incontro gli immigrati, sia per quanto riguarda i rischi per la salute nei cantieri”.