Il quotidiano “Avvenire” ha pubblicato un articolo con le dichiarazioni del segretario generale della Filca-Cisl, Ottavio De Luca, sulla proposta della Federazione di estendere anche ai neo pensionati edili le prestazioni del Fondo Sanedil (articolo).
Garantire ai lavoratori edili che accedono alla pensione, e che possono vantare almeno 20 anni di anzianità contributiva nel sistema bilaterale, la possibilità di continuare a beneficiare per ulteriori 5 anni di un pacchetto di prestazioni sanitarie, assistenziali e di prevenzione attraverso il fondo di assistenza sanitaria integrativa Sanedil, costituito nel 2018 dalle parti sociali più rappresentative del settore edile. È la proposta lanciata dal segretario generale della Filca-Cisl nazionale, Ottavio De Luca. “Dopo una vita trascorsa nei cantieri – spiega il sindacalista cislino – il giorno della pensione non può diventare il giorno in cui un lavoratore smette di essere parte della comunità che ha contribuito a costruire. Da questa convinzione nasce una proposta che vogliamo portare al confronto nel sistema bilaterale delle costruzioni: garantire ai neopensionati dell’edilizia altri 5 anni di copertura sanitaria, grazie alle prestazioni di Sanedil. L’unica condizione è che abbiano almeno 20 di anzianità contributiva nel sistema bilaterale. Ci sembra una proposta semplice nel suo principio, ma profondamente innovativa nella concezione del welfare contrattuale: 20 anni nel sistema, 5 anni in più di tutela. Il settore delle costruzioni – aggiunge De Luca – ha caratteristiche che non possiamo ignorare. Dietro ogni grande infrastruttura, ogni abitazione, ogni scuola, ospedale, strada o ferrovia ci sono donne e uomini che per decenni hanno lavorato nei cantieri. Molti di loro arrivano alla pensione dopo una vita professionale caratterizzata da attività pesanti, esposizione agli agenti atmosferici, movimentazione dei carichi, posture faticose e ritmi di lavoro impegnativi. Proprio quando termina la vita lavorativa e aumenta fisiologicamente il bisogno di prevenzione e assistenza sanitaria, sarebbe contraddittorio interrompere completamente il rapporto con quel sistema di welfare
che il lavoratore stesso ha contribuito a sostenere per tanti anni. Per questo immaginiamo un vero e proprio ‘Ponte Welfare Sanedil’, capace di accompagnare il lavoratore nei primi 5 successivi al pensionamento. Non chiediamo un privilegio: chiediamo di riconoscere il valore della continuità contributiva, della fedeltà al settore e della solidarietà che rappresenta uno dei fondamenti della bilateralità delle costruzioni. Naturalmente una proposta seria deve essere anche sostenibile. Per questo sarà necessario uno studio economico e attuariale che determini costi, platea dei beneficiari, prestazioni da mantenere e modalità di finanziamento, salvaguardando pienamente l’equilibrio del Fondo e le prestazioni riconosciute ai lavoratori attivi. Ma prima ancora dei numeri c’è una scelta culturale da compiere: decidere quale welfare vogliamo costruire per il futuro. Noi – spiega il numero uno della Filca – pensiamo a una bilateralità che non consideri la persona soltanto quando produce e lavora. Pensiamo a un sistema che sappia riconoscere una storia professionale, il contributo dato per decenni al settore e il valore sociale del lavoro. Le costruzioni italiane hanno costruito negli anni uno dei sistemi bilaterali più importanti e articolati del nostro Paese. Oggi possiamo compiere un ulteriore salto di qualità e trasformare sempre di più il welfare contrattuale in un welfare della persona. La nostra proposta parte da una regola chiara: almeno 20 anni di anzianità contributiva nel sistema bilaterale per ottenere 5 anni aggiuntivi di copertura dopo il pensionamento. Prestazioni sanitarie, prevenzione e assistenza potrebbero continuare ad accompagnare chi ha trascorso una parte importante della propria vita professionale nel settore. La bilateralità deve avere memoria. Chi ha contribuito per almeno un ventennio a costruire il nostro sistema non può diventare invisibile il giorno dopo essere andato in pensione. È questa la sfida che vogliamo lanciare alle parti sociali e a tutto il sistema delle costruzioni: costruire un nuovo patto tra generazioni, nel quale chi lavora oggi sa che la comunità alla quale contribuisce non lo abbandonerà domani. Perché un grande sistema di welfare non si misura soltanto da quanto riesce a dare durante gli anni di lavoro, ma anche dalla capacità di ricordarsi delle persone quando il lavoro finisce. Il cantiere può finire. La tutela e la riconoscenza verso chi lo ha costruito, no”, conclude Ottavio De Luca. La Filca non è nuova a proposte di questo genere: una di queste è diventata realtà lo scorso ottobre, con l’avvio del cosiddetto “Nuovo umanesimo della bilateralità”, una serie di servizi e prestazioni messe in campo dal sistema bilaterale al servizio dei lavoratori e delle famiglie, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e potenziare il potere d’acquisto.