Il caldo mette a rischio l’incolumità e la salute dei lavoratori, e i cantieri restano uno dei luoghi di lavoro più a rischio. Come giudicate i provvedimenti di Regioni e Governo?
Nei cantieri e nelle cave si stanno verificando numerosi casi di malori legati al caldo e allo stress termico, con un aumento degli incidenti. I provvedimenti delle Regioni per lo stop ai lavori nelle ore più calde sono disomogenei e definiscono unicamente il comportamento. Riteniamo importante il recente provvedimento del Governo, inserito nel decreto infrastrutture. Siamo di fronte ad una strutturalità delle condizioni climatiche, non può più parlarsi di emergenza. Oltre a interventi sulla Cig, quindi, è necessario prevedere uno slittamento delle previsioni contrattuali, sia in merito ai lavori pubblici che a quelli privati, al riscontro di fenomeni climatici avversi.
Il caldo e l’esposizione ai raggi solari non hanno solo effetti immediati, ma provocano conseguenze molto gravi a medio-lungo termine. Come porre rimedio?
Sì, molte malattie professionali, come il melanoma, sono provocate da una prolungata esposizione al sole. Garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro resta la priorità della nostra azione sindacale e deve vedere l’impegno di tutti: aziende, sindacato e istituzioni. In questa sfida per il lavoro di qualità non sono sufficienti le nuove tecnologie, ma bisogna mettere in campo misure organizzative efficaci, come la pianificazione degli orari di lavoro, la rotazione dei compiti, il coinvolgimento diretto dei lavoratori nella valutazione dei rischi.
La spinta al settore, determinata dagli incentivi come il Superbonus e dal Pnrr, si sta via via esaurendo. Cosa proponete per evitare la crisi delle costruzioni e per rilanciare il settore?
La nostra proposta si basa su quattro pilastri: i primi due sono il Piano casa e la rigenerazione urbana. Sul primo punto stiamo seguendo con grande attenzione le novità del Governo. Le risorse messe a disposizione sono un elemento importante, ma riteniamo indispensabile il ricorso a forme di partenariato pubblico-privato e in generale riteniamo indispensabile l’investimento di risorse “dormienti”, come quelle dei fondi di previdenza complementare. Parliamo di miliardi a disposizione del comparto, in grado di affrontare l’emergenza abitativa, un tema sempre attuale. Sulla rigenerazione urbana aspettiamo il varo della legge: intervenire sulle periferie, agire contro il degrado e a favore soprattutto delle zone più popolari è la vera priorità, in uno schema chiaro di coordinamento tra territorio e struttura nazionale.
Quali sono gli altri due pilastri?
La messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico è una vera emergenza nazionale. Secondo il rapporto Ispra ben il 94,5% dei Comuni italiani è esposto a frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe. Parliamo di milioni di cittadini ai quali bisogna garantire la sicurezza. E poi ci sono le infrastrutture, croce e delizia dell’Italia. A chi ne fa una questione di costi ricordo che le frodi e i crediti d’imposta fittizi legati al Superbonus e agli altri bonus edilizi ci sono costati 18 miliardi di euro, una cifra astronomica.
Perché le infrastrutture sono così importanti per il Paese?
La crescita di molti Paesi europei, penso a Polonia, Spagna e Portogallo, è determinata proprio dagli investimenti nella rete infrastrutturale. Migliorare tempi e qualità degli spostamenti di merci e persone è un segno di civiltà. Nei prossimi anni il nostro Paese, secondo le stime, avrà bisogno di circa 580 miliardi di euro per il finanziamento di progetti strategici. L’intervento dell’Europa e il coinvolgimento di investitori privati sono indispensabili per potenziare le infrastrutture. Ma ci vuole una strategia europea: la decisione della Bce di aumentare i tassi di interesse, ad esempio, è un errore: rischia di indebolire ulteriormente l’economia europea, già provata dagli effetti della guerra.