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QN, intervista al segretario generale Ottavio De Luca su misure post Pnrr e sicurezza nei cantieri

QN, intervista al segretario generale Ottavio De Luca su misure post Pnrr e sicurezza nei cantieri

Di seguito l’intervista su QN al segretario generale Ottavio De Luca sulle misure post Pnrr per il rilancio dell’edilizia e sulla sicurezza nei cantieri.

«Circa 35 miliardi dei fondi del Pnrr già spesi sono stati utilizzati nel settore delle costruzioni. Ma con la fine del programma sono necessari nuovi strumenti. Proponiamo, per questo, un patto per il settore, che si inserisce nel patto della responsabilità lanciato dalla segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, e che debba agire su quattro fronti: piano casa, rigenerazione urbana, infrastrutture e messa in sicurezza del territorio». È questa la ricetta proposta dal segretario generale della Filca-Cisl nazionale, Ottavio De Luca, alla guida della Federazione dallo scorso novembre.

Il Primo maggio il governo approverà i provvedimenti necessari per realizzare il Piano Casa: è la strada che indicate?
«Noi abbiamo sempre ritenuto la questione dell’abitare, in particolare nei grandi centri urbani e nelle aree periferiche, una vera e propria emergenza nazionale. Per questo abbiamo accolto con favore l’annuncio del varo del Piano Casa, che renderà disponibili oltre 100mila case nei prossimi dieci anni, tra alloggi popolari e prezzi calmierati. Oggi abbiamo una sfida importante da affrontare: bisogna che le città trovino un nuovo punto di equilibrio tra le esigenze economiche e quelle legate all’inclusione».

Eppure, sembra che garantire il diritto all’abitare sia sempre più difficile.
«Sì, e questo accade perché ci troviamo di fronte a trasformazioni demografiche, ambientali e geopolitiche che stanno cambia ndo completamente il volto delle città, e si tratta di una emergenza europea. Per questo è bene che anche a Bruxelles si trovino soluzioni e risorse, anche alla luce della direttiva Case Green, per la quale manca il corpo economico. II patrimonio abitativo italiano è vecchio e ha bisogno con urgenza di interventi di ristrutturazione: la maggior parte degli edifici è stata costruita prima del 1980, e il 64% non rispetta la normativa antisismica».

Passiamo alla rigenerazione urbana: perché è cosi importante?
«Accanto alla realizzazione di nuovi immobili devono essere centrali il recupero e la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, a partire dagli alloggi di edilizia sociale da destinare alla locazione a canone agevolato. Bisogna facilitare e incentivare in modo strutturale gli interventi di demolizione e ricostruzione, in particolare nelle aree periferiche e nei contesti urbani più degradati, puntando sulla qualità architettonica, sulla sicurezza, sull’efficienza energetica e sulla sostenibilità sociale. Ma per farlo ci vuole un maggiore coordinamento tra il livello legislativo statale e quello locale, che permetta di valorizzare il territorio».

Le infrastrutture sono un ambito spesso divisivo, come sta accadendo per il Ponte sullo Stretto. Qual è la posizione della Filca-Cisl?
«Potenziare la rete infrastrutturale resta strategico per lo sviluppo economico e sociale. È questo che ha permesso a molti stati europei di crescere, penso a Spagna, Polonia e Portogallo. In Italia, invece, le opere sono spesso motivo di tensioni sociali e di polemiche politiche. Ma una cosa deve essere ben chiara: sviluppare le infrastrutture vuol dire favorire la manutenzione e la realizzazione delle opere minori, vuol dire migliorare l’accesso alla sanità, alle scuole, vuol dire dare una mano a chi vuole investire sul territorio».

La messa in sicurezza del territorio è un tema purtroppo sempre emergenziale: basti pensare a Niscemi o alla frana in Molise.
«Per fronteggiare il rischio idrogeologico bisogna agire in modo preventivo, non possiamo aspettare nuove tragedie. La nostra proposta è che gli investimenti per mettere in sicurezza il territorio siano scorporati dal Patto di Stabilità europeo, viste le nostre caratteristiche morfologiche».

Domani è la giornata mondiale per la sicurezza sui luoghi di lavoro, un fronte sempre delicato tanto più nel vostro settore.
«Garantire luoghi di lavoro sicuri, moderni, sostenibili, dignitosi è l’obiettivo che ci siamo posti dalla nostra nascita, nel 1955, 71 anni fa. Noi ribadiamo che bisogna intervenire su 3 fronti: formazione e prevenzione, innovazione e cultura della sicurezza. Solo così, con la sinergia tra le parti sociali, si riuscirà a fermare questa inaccettabile scia di sangue nei cantieri, che provoca in media una vittima ogni due giorni».

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