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MARCO BIAGI, 11 ANNI FA L’OMICIDIO DEL GIUSLAVORATISTA

MARCO BIAGI, 11 ANNI FA L’OMICIDIO DEL GIUSLAVORATISTA

Bonanni: uomo del dialogo, conserviamo di lui un ricordo indelebile e straordinario

Marco Biagi
Marco Biagi

Undici anni fa un commando delle nuove Brigate rosse uccideva, sotto la sua casa bolognese di via Valdonica, a pochi passi dalle Due Torri, il giuslavorista Marco Biagi, docente universitario, consulente del ministero del lavoro, uno degli ispiratori della legge 30, con il suo libro bianco, sul mercato del lavoro, che poi gli è stata, di fatto, intitolata.
Su quella riforma, e sulla memoria di Marco Biagi, il mondo politico, economico e sindacale ha litigato per anni, con, sullo sfondo, il dignitoso silenzio della vedova Marina Orlandi, rotto solo un anno fa, quando disse “dopo che persone infami lo hanno ucciso, il suo nome è stato associato alla precarietà: questa è una bugia terribile. Marco anzi voleva proteggere chi si sarebbe trovato in questa difficoltà”.

Molte le iniziative previste per ricordarlo, tra cui oggi a Roma un convegno organizzato da Adapt, dal Centro studi Marco Biagi e dall’Associazione Amici Marco Biagi, presso la Sala Consiglio del Palazzo della Cooperazione, in via Torino 146.
Voleva, Biagi, un mercato del lavoro più inclusivo, voleva dare più spazio ai giovani e alle donne, ai gruppi che ne rimangono esclusi. Raffaele Bonanni in un articolo pubblicato oggi su Conquiste oltre a ricordarne le qualità umane si sofferma in particolare sul suo grande rispetto per il ruolo delle parti sociali, convinto com’era che riforme simili a quella a cui lui stesso aveva lavorato, non “debbono essere calate dall’alto con misure legislative, ma debbono affermarsi nel confronto e nel negosiato tra le parti sociali, imprese e lavoratori”.
A partire dagli anni Novanta, Biagi, che è stato docente di diritto del lavoro in diverse università italiane, iniziò a collaborare con le istituzioni politiche, prima la Commissione europea, poi il governo. Fu consulente di diversi esecutivi, a prescindere dal colore politico: collaborò con i ministri del Lavoro Tiziano Treu, Antonio Bassolino e Roberto Maroni. Nel 2001, mentre con il governo Berlusconi era impegnato a elaborare una bozza di riforma del mercato del lavoro (‘Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia. Proposte per una società attiva e per un lavoro di qualità’), Biagi fu chiamato da Romano Prodi a occuparsi del futuro delle relazioni industriali, in un gruppo di studio istituito dalla Commissione europea.
Per la sua grande esperienza maturata sul campo del diritto del lavoro comparato, Biagi era molto conosciuto anche in Cina e in Giappone. La sua idea fissa era il ‘benchmarking’, una metodologia di studio basata sulla comparazione anche internazionale, nata in un contesto strettamente industriale, come metodo per migliorare la competitività delle imprese. Biagi, in maniera pionieristica, applicò l’esercizio del ‘benchmarking’, a 360 gradi, cominciando ad estenderlo anche alle politiche del lavoro in Europa e in Italia.
Nel 1991 Biagi fondò, presso il Dipartimento di Economia aziendale dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, il Centro studi internazionali e comparati, inaugurando un modello innovativo di ricerca nel campo del lavoro e delle relazioni industriali. E’ presso il Centro che nel 2000 comincia a stabilizzarsi il suo gruppo di giovani ricercatori e collaboratori, tra cui emerge Michele Tiraboschi.
Da quell’esperienza e da quell’intuizione di Biagi, di un modo nuovo di “fare università”, nascerà nel 2000 anche Adapt, un’associazione senza fini di lucro, che oggi è diventata un sofisticato network fatto di 138 dottori di ricerca (gli Alumni di Adapt), 3 scuole di dottorato (Bergamo, Bari e Modena), 4 sedi (Modena, Roma, Bergamo, Bari), 40 tra ricercatori, e collaboratori, e ben 23.651 persone iscritte ai bollettini che vengono pubblicati in italiano, inglese e spagnolo.
Le idee riformiste costarono la vita a Biagi, che fu giustiziato da un commando delle Nuove Brigate Rosse, mentre rientrava a casa in bicicletta. Nella rivendicazione diffusa dopo l’omicidio, il professore veniva indicato come “ideatore e promotore delle linee e delle formulazioni legislative di un progetto di rimodellazione della regolazione dello sfruttamento del lavoro salariato, e di ridefinizione tanto delle relazioni neocorporative tra esecutivo, Confindustria e sindacato confederale, quanto della funzione della negoziazione neocorporativa in rapporto al nuovo modello di democrazia rappresentativa”. Per l’omicidio di Biagi, ucciso con la stessa arma utilizzata per il delitto di Massimo D’Antona, sono stati condannati all’ergastolo i brigatisti Diana Blefari Melazzi (suicidatasi in carcere nel 2009), Roberto Morandi, Nadia Desdemona Lioce e Marco Mezzasalma, mentre Simone Boccaccini è stato condannato a 21 anni di reclusione.
( dal sito www.conquistedellavoro.it)