LAVORATORI IMMIGRATI, RISCHIO DI INCIDENTI ANCORA ALTO

Ufficio stampa Filca nazionale 20 Marzo 2013

I lavoratori stranieri corrono più rischi dei loro colleghi italiani relativamente agli infortuni, anche perché maggiormente impiegati in settori più pericolosi come quello delle costruzioni. In particolare, il rischio di morire sul lavoro per uno straniero è superiore del 50% rispetto a quello di un lavoratore italiano.

Lo sostiene l’Anmil che ha presentato il progetto “Cis – Cultura Integrazione Sicurezza”, realizzato dall’associazione insieme all’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Gli infortuni sul lavoro occorsi ai lavoratori stranieri – è stato spiegato – costituiscono solo il 15,9% del totale nazionale, ma il tasso medio di incidenza infortunistica relativo agli immigrati è stimato pari a circa 40 infortuni per mille occupati rispetto a un tasso di 30 infortuni ogni mille occupati registrato tra gli italiani. Il consistente divario tra le due percentuali è legato in primo luogo al fatto che gli stranieri sono occupati in prevalenza in settori ad alto rischio come l’edilizia, la metallurgia e l’agricoltura, ma un forte ruolo, sottolinea l’Anmil, lo giocano le difficoltà di comunicazione e comprensione sul posto di lavoro.

In questo senso, l’approccio metodologico proposto dal progetto Cis – basato su corsi di formazione per l’insegnamento della lingua italiana e del linguaggio della sicurezza – sembra proporre, dicono, un modello valido ed efficace per la sicurezza dei lavoratori stranieri. Per quanto riguarda gli infortuni mortali degli stranieri, l’evoluzione degli ultimi anni fa registrare una crescita fino al 2008 cui fa seguito una sensibile flessione per gli anni seguenti. La quota degli infortuni mortali occorsi agli stranieri sul totale nazionale risulta comunque in crescita dal 16,8% del 2007 al 17,6% del 2011, e il divario a sfavore degli stranieri risulta ancora pi- pesante se si considera il tasso di incidenza degli infortuni mortali, che è pari a 0,06 casi mortali per mille occupati contro lo 0,04 dei lavoratori italiani. In pratica, il rischio di rimanere vittima di un infortunio mortale per il lavoratore straniero è superiore del 50% rispetto a quello del suo collega italiano.

Romania, Marocco e Albania, nell’ordine, sono le comunità straniere che subiscono il maggior numero di infortuni. Nel 2011 queste tre comunità da sole hanno totalizzato oltre il 40% di tutti gli infortuni occorsi a lavoratori stranieri. Se si considerano poi i soli casi mortali, la percentuale cumulata dei tre Paesi sale al 51,5%.

(dal sito www.conquistedellavoro.it)