filca-70

Lingue

Intervento di Ottavio De Luca su Avvenire: “Le proposte Filca-Cisl per rilanciare le costruzioni e l’economia del Paese”

Intervento di Ottavio De Luca su Avvenire: “Le proposte Filca-Cisl per rilanciare le costruzioni e l’economia del Paese”

L’intervento del segretario generale Ottavio De Luca sul quotidiano Avvenire (18 febbraio 2026)Pdf

“Negli ultimi anni quasi 100 miliardi dei fondi del Pnrr, circa la metà del totale, sono stati utilizzati nel settore delle costruzioni. Questi interventi hanno avuto il merito di modernizzare il Paese, di garantire l’occupazione di qualità degli addetti e di sostenere la crescita economica italiana. Gli effetti proseguiranno anche nel 2026, ultimo anno del Pnrr; le risorse stanziate non saranno però sufficienti a garantire la tenuta del settore. Ecco perché è necessario un accordo per le costruzioni che permetta la creazione di un Piano unico: abbiamo l’esperienza per farlo. È urgente concentrare gli sforzi e investire sul lungo periodo per garantire gli interventi e continuare a sostenere il settore”. A lanciare questo progetto è Ottavio De Luca, segretario generale della Filca-Cisl nazionale. “La nostra proposta – spiega De Luca – investe 4 fronti: il Piano casa, un tema attuale e molto sentito da gran parte della popolazione; la rigenerazione urbana, per riqualificare le zone che più hanno bisogno di interventi; le infrastrutture, ovviamente, che sono indispensabili per il rilancio e la competitività del Paese; la lotta al dissesto idrogeologico, un fenomeno che interessa gran parte del territorio nazionale. Per il Piano casa e la rigenerazione urbana – precisa il segretario generale della Filca – bisogna intervenire anche con iniziative di partenariato pubblico-privato. In Italia ci sono 1 milione e mezzo di famiglie che vivono in un grave disagio abitativo a causa soprattutto del continuo aumento dei canoni d’affitto. E ci sono ancora molte situazioni di disagio, soprattutto nelle periferie. Abbiamo il dovere di intervenire anche mettendo in campo forme di partenariato pubblico-privato: ci sono tantissime potenzialità da esplorare e da realizzare. Le infrastrutture restano una priorità: il progresso di un Paese – sottolinea – si vede proprio dalle opere di cui è dotato, dalla facilità con la quale persone e merci si spostano sul territorio. In Italia è in corso una fase straordinaria di infrastrutturazione: nel 2025 sono 483 miliardi di euro gli investimenti stimati, che corrispondono a un aumento dell’8% rispetto alle rilevazioni precedenti di agosto 2023. Tutti gli studi a disposizione evidenziano come il 95% della spesa previsionale faccia riferimento a opere ritenute strategiche e prioritarie per il paese e circa il 40% rientri tra i  progetti commissariati e inclusi nel Pnrr. Infine, ma non da ultimo, la messa in sicurezza del territorio. Sarebbe gravissimo – ammonisce De Luca – aspettare nuove devastazioni e nuovi lutti per intervenire in modo deciso. Bisogna invece agire in modo preventivo contro il dissesto idrogeologico, un fenomeno che interessa gran parte del territorio nazionale. Secondo il rapporto Ispra, infatti, ben il 94,5% dei Comuni italiani è esposto a frane, alluvione, erosione costiera o valanghe. Parliamo di milioni di cittadini ai quali bisogna garantire la sicurezza. In questo scenario i segnali di difficoltà del settore non mancano: in molte imprese, sia strutturate che più piccole, registriamo crisi rapide e in molti casi irreversibili, anche in presenza di commesse importanti. E questo avviene nonostante la riforma del codice della crisi di impresa abbia introdotto nell’ordinamento strumenti snelli e potenzialmente più efficaci degli strumenti di gestione previsti dalla normativa antecedente. Queste difficoltà derivano dal modello italiano dei grandi Contractor, che presentano una sorta di fragilità strutturale dovuta, tra le altre cose, all’assenza di politiche industriali di settore, alla poca marginalità per le imprese, causata anche dal ricorso al massimo ribasso, all’instabilità normativa e alla carenza strutturata di programmazione. Senza contare altre criticità del settore – ricorda il sindacalista cislino – come l’aumento del costo delle materie prime, i tempi di progettazione e realizzazione delle opere, l’aggiudicazione degli appalti per il 90% tramite affidamenti diretti o procedure negoziate, la predilezione del criterio di aggiudicazione basato sul costo, il ribasso sulla manodopera. Per tutti questi motivi – dichiara – oggi appare urgente e non più differibile un’azione tesa a trovare gli strumenti per sostenere in modo sano un tessuto di grandi imprese di costruzioni solide, che lavorino senza trovarsi ciclicamente in situazioni di crisi. Occorre operare attraverso la definizione di serie politiche industriali di settore, definire regole stabili e prevedibili per almeno un ciclo decennale, implementare una politica del rischio condivisa tra pubblico, imprese e finanza e definire una filiera della progettazione dove imprese e industria dei materiali lavorino sinergicamente, in modo integrato e non a compartimenti stagni. Una cosa, però, deve essere ben chiara: in tutti i cantieri è necessario garantire la qualità del lavoro, a partire dalla sicurezza dei lavoratori. Solo così potremo davvero assicurare un futuro al settore e al Paese”, conclude il segretario generale della Filca-Cisl.

Altre notizie