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EDILIZIA, IMPRENDITORI E SINDACATI LANCIANO PATTO A COMUNI E REGIONI PER IL RILANCIO DEL SETTORE

EDILIZIA, IMPRENDITORI E SINDACATI LANCIANO PATTO A COMUNI E REGIONI PER IL RILANCIO DEL SETTORE

La proposta è stata lanciata al Made di Milano, nel corso degli Stati Generali delle Costruzioni. Franco Turri, segretario nazionale della Filca, nel corso del suo intervento ha attaccato l'Ance: "A Roma predica bene ma nei territori sta ostacolando le trattative per il II livello di contrattazione in edilizia"
Franco Turri, segretario nazionale della Filca-Cisl, nel corso del suo intervento agli Stati Generali delle Costruzioni

Un patto per la crescita con le istituzioni che governano il territorio basato su proposte per rilanciare lo sviluppo nell’edilizia, assicurando comunque il rigore nella finanza pubblica. La proposta è stata lanciata al Made di Milano, la fiera di architettura, design ed edilizia, dalle associazioni imprenditoriali e dalle organizzazioni sindacali nel corso degli Stati Generali delle Costruzioni. Un appuntamento per il quale il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha usato parole di grande apprezzamento e sostegno con un messaggio inviato agli organizzatori. “I tanti appelli rivolti al Governo nei precedenti appuntamenti – dichiara Franco Turri, segretario nazionale della Filca-Cisl – sono caduti nel vuoto. Siamo stufi di aspettare, e così ci rivolgiamo direttamente a Regioni e Comuni per dare davvero la svolta ad un settore anticiclico per antonomasia come quello edile, che dal 2008 ad oggi ha perso ben 350mila addetti”.

La prima proposta del documento è quella di intervenire sulle attuali regole del Patto di stabilità in modo da risolvere, una volta per tutte, la tendenza che traduce l’incapacità di tagliare la spesa corrente statale e locale in una contrazione sistematica degli investimenti degli enti locali. Poi si auspica l’elaborazione di un “Piano per la città”, con l’introduzione di una normativa ordinaria e a regime in grado di incentivare interventi di riqualificazione anche su edifici non residenziali dismessi, o in via di dismissione, o da rilocalizzare. Infine si chiedono maggiori controlli, necessari per intervenire anche sul fronte della qualificazione delle imprese e quindi su trasparenza e legalità del mercato, qualità del prodotto, regolarità dei rapporti di lavoro. Infine utilizzare al meglio la bilateralità e gli strumenti già presenti nel settore, come la Borsa lavoro, il Durc, la congruità, e spingere per l’avvio della Patente a punti. Nel corso del suo intervento Turri ha sottolineato l’esigenza di intervenire e subito per sanare alcune lacune del sistema: “Solo qualche giorno fa proprio qui a Milano – ha detto – è stato aggiudicato un appalto per l’Expo con un ribasso pari al 43%. La soglia anomala di ribasso era pari al 38%, ma su 25 partecipanti alla gara ben 7 avevano un ribasso superiore alla soglia. O il committente non sa fare i conti oppure sappiamo tutti come andrà a finire”.

L’esponente della Filca nazionale non ha perso l’occasione per un attacco alla parte datoriale: “L’Ance sembra predicare bene a Roma ma razzolare male nei territori. Se a livello nazionale, con grande responsabilità, anima insieme alle organizzazioni sindacali gli Stati Generali delle Costruzioni, a livello provinciale viene meno agli impegni, di fatto ostacolando le trattative per i contratti integrativi di II livello. Lo scenario emerso dall’Attivo unitario dei quadri e delegati dell’edilizia di lunedì scorso è desolante – ha ammesso Turri – perché nella stragrande maggioranza delle province l’Ance tergiversa da mesi, in qualche caso si parla di vero e proprio boicottaggio. Eppure ci sono centinaia di migliaia di lavoratori che hanno diritto ad un contratto integrativo. Non è una rivendicazione fine a se stessa ma quanto deciso da Confindustria con la riforma del modello contrattuale del 2008 e dalla stessa Ance, firmataria del Contratto nazionale del 2010 che prevede esplicitamente la contrattazione di II livello. In questo modo l’Ance rischia di non essere credibile neanche a livello nazionale. Non chiediamo uno sforzo ma semplicemente un briciolo di buon senso e di coerenza. Devono capire – conclude – che la crisi non può essere un alibi per non firmare, perché è proprio durante i periodi difficili che la contrattazione territoriale può risolvere i problemi locali”.