100 ANNI FA NACQUE LA PRIMA CASSA EDILE, STRUMENTO DI PARTECIPAZIONE E DI TUTELA DEI LAVORATORI

Filca nazionale 2 Aprile 2019

di Franco Turri, segretario generale Filca-Cisl

Il 1° aprile di 100 anni fa, a Milano, l’esperienza bilaterale tra le parti sociali consentì la nascita della prima Cassa edile italiana. Una pratica che si è poi diffusa e consolidata, dando vita al sistema bilaterale edile, che in questo secolo ha fornito prestazioni e assistenza a decine di milioni di operai del settore e ai loro familiari. L’atto che diede vita all’Ente fu la stipula del contratto di lavoro tra il “Collegio dei Capimastri di Milano” e l’“Associazione Mutua Miglioramento tra Muratori, Badilanti, Manovali e Garzoni di Milano” che sancì la costituzione di una “Cassa per i sussidi di disoccupazione involontaria per gli operai edili”.

Una iniziativa coraggiosa e lungimirante, con un obiettivo che è rimasto lo stesso, anche dopo 100 anni: migliorare le  condizioni di vita dei lavoratori, assicurare la dignità del lavoro, rispondere alle problematiche del settore, offrire prestazioni e servizi a iscritti e familiari. Non solo: nel 1948, ad esempio, la Cassa edile milanese realizzò la Casa del Muratore, in viale Certosa, per ospitare 132 lavoratori che partecipavano alla ricostruzione della città, colpita dalla guerra. Oltre a tutte le prestazioni previste dalla bilateralità, la Cassa edile in questi anni ha anche pensato al riscatto sociale dei figli degli iscritti, prevedendo per loro numerose borse di studio. Nel 2018 sono state circa 40 mila le persone che hanno ricevuto prestazioni sociali e assistenziali.

Un “welfare sindacale” prezioso e costante, tanto che si sta valutando la possibilità di candidare la Cassa edile di Milano al prestigioso “Ambrogino d’oro”, il riconoscimento che la città di Milano riserva ogni anno alle organizzazioni che hanno saputo dare un contributo speciale alla città. La Cassa edile di Milano, insieme alle altre 119 Casse e a tutto il sistema bilaterale edile, composto anche dalle scuole edili, per la formazione, e dai Cpt, dedicati alla sicurezza, rappresentano elementi fondanti ed estremamente moderni di un sistema di relazioni sempre più partecipativo e concertativo, capace di vedere nella qualità dell’impresa e nella qualità del lavoro le due facce di una stessa medaglia, i due versanti di uno stesso impegno. Un impegno quotidiano che si sviluppa su tutti i fronti previsti dal contratto dell’edilizia: la retribuzione, la previdenza, la sanità, la sicurezza, la formazione. La crisi dell’edilizia ci ha imposto una riorganizzazione del sistema bilaterale, che però non solo non ha toccato gli strumenti a disposizione degli iscritti, ma in qualche caso li ha addirittura potenziati.

Oggi ci vorrebbe lo stesso coraggio dimostrato il 1° aprile del 1919, chiedendo alla bilateralità prestazioni nuove, al passo con i tempi, un welfare più sussidiario, una risposta ancora più pronta ed efficace alle esigenze dei lavoratori, l’allargamento della platea dei beneficiari. Bisogna rafforzare il ruolo della bilateralità, che resta una sentinella per l’applicazione del contratto e in questi anni ha dato unicità ad un settore, quello dell’edilizia, caratterizzato da precarietà e frammentazione. Un tema, quello della bilateralità, importante anche in Europa, dove si ritiene impensabile lo sviluppo regolare del settore edile senza Enti paritetici forti, autorevoli. A livello europeo, infatti, come in Italia, la soluzione per prevenire e combattere le piaghe del settore (incidenti sul lavoro e malattie professionali, lavoro non dichiarato e irregolare, frammentazione del settore, falsi lavoratori autonomi, dumping contrattuale, ecc.) è quella di unire le forze, lavoratori e datori di lavoro. Un sistema bilaterale edile influente e rappresentativo è uno dei tasselli per contribuire a costruire una Europa più integrata, giusta, solidale, e con una forte democrazia partecipata.

(leggi l’articolo pubblicato sul sito del Corriere)