VENETO, I SINDACATI DELL’EDILIZIA INCONTRANO I CANDIDATI A CAMERA E SENATO

Federica Baretti 6 Febbraio 2013

I segretari generali delle Federazioni regionali del Veneto di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil (edilizia, legno, costruzioni, lapidei), rispettivamente Valerio Franceschini, Salvatore Federico e Leonardo Zucchini, hanno incontrato alcuni candidati veneti al nuovo Parlamento e hanno affrontato con loro i temi della legalità, del territorio e dello sviluppo per un’edilizia sostenibile, fornendo numerosi dati sulla crisi del settore delle costruzioni e dell’edilizia in Veneto e proponendo un insieme di proposte.

I candidati che hanno accolto l’invito e hanno partecipato al confronto con i sindacati veneti del settore delle costruzioni sono stati Oreste Pastorelli (lista Pd – Camera), Giorgio Santini (Pd – Senato), Manuela Lanzarin (Lega – Senato), Giancarlo Piva (Pd – Senato), Delia Murer (Pd – Camera), Pier Paolo Baretta (capolista Pd alla Camera), Andrea Causin (Scelta Civica per Monti – Camera) e Michele Mognato (Pd – Camera).

Di seguito il documento diffuso dai sindacati.

Il SETTORE DELLE COSTRUZIONI 
Nel Veneto il settore delle costruzioni è in forte difficolta. Negli ultimi due anni si sono persi circa 20 000 posti di lavoro con un calo da 180.000 a 160.000 addetti.

ll 2010 avrebbe dovuto essere l’anno della transizione verso la fuoriuscita dal tunnel della crisi e la ripresa. I dati, tuttavia, dimostrano che tale ipotesi non si è verificata.

Dal 2010 non è stato realizzato nessuno degli interventi richiesti al Governo da iniziative congiunte di Sindacato e Imprese. Nemmeno il Piano casa ha dato risultati apprezzabili. Al contrario sono calati gli investimenti nelle costruzioni (-25%) sia nell’edilizia abitativa che nei lavori pubblici.

Nell’intero comparto, dall’inizio della crisi, sono andati perduti 500.000 posti di lavoro, 50.000 nel Veneto. Sono scomparse migliaia di imprese delle costruzioni e dei settori ad esse collegati ed è calato pesantemente il mercato delle compravendite di abitazioni e di immobili. Tendenza tutt’ora attuale così come sono negative le previsioni per tutto il 2013.

IL SETTORE DEL LEGNO-ARREDO
Il settore del legno è al quinto anno consecutivo di recessione in termini di produzione, fatturato, consumi ed esportazioni, con una prospettiva, molto ottimistica, di possibile recupero dei livelli ante crisi proiettata solo al 2015.

La crisi colpisce in modo pesante prevalentemente le piccole imprese e le aziende medio grandi, nonostante alcune detengano famosi marchi nel mondo e siano leader nell’esportazione.

Oggi si può dire che non vi sia impresa del comparto legno e arredo non interessata da crisi e interventi di ammortizzatori sociali. E i conseguenti effetti sull’occupazione sono pesantissimi.

IL COMPARTO DEL MARMO-LAPIDEI
Il comparto del marmo-lapidei, anche nelle aree e nei distretti tradizionali, è in difficoltà per la crisi dell’edilizia che ne riduce la domanda interna, mentre l’export non riesce a compensare tale ampio restringimento del mercato.

GLI ALTRI COMPARTI DEI MATERIALI: laterizi e manufatti condividono le difficoltà di tutta la filiera delle costruzioni: La domanda e la produzione del cemento si è ridotta del 50% dal 2008.

FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL del Veneto, a fronte di questa situazione che ha:

−        cancellato migliaia di posti di lavoro;

−        aggravato la condizione economica dei lavoratori;

−        ridotto ulteriormente lo spazio per l’occupazione dei giovani;

−        ridotto l’intervento dello stato sociale e lasciato spazio alla economia criminale;

ritengono necessario e inderogabile una politica nazionale e locale in grado di compiere scelte per lo sviluppo qualitativo e di crescita sostenibile, accompagnata da politiche redistributive(fisco e tariffe) capaci di riequilibrare la profonda ingiustizia sociale che regna nel nostro Paese.

Per FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL è necessario mettere in atto, con urgenza, le iniziative utili a contrastare la crisi, sia in termini difensivi che offensivi nel senso di salvaguardare, valorizzare e promuovere il grande patrimonio di lavoro, professionalità, competenze e spirito imprenditoriale, esistenti e potenziali, e rilanciare, per questa via, sviluppo di qualità per una nuova, buona ed estesa occupazione.

LE PRIORITÀ, LE PROPOSTE E LE RICHIESTE

  1. È necessario promuovere modelli di impresa orientati alla qualità, alla innovazione, alla sicurezza e alla salute nei posti di lavoro, favorendo il lavoro regolare e le imprese qualificate, fattori fondamentali per la difesa, la diffusione e l’affermazione della legalità. È questa la prima priorità, posto che le imprese sane e consolidate possono soccombere in un mercato e in un sistema di appalti gestito all’insegna del massimo ribasso che favorisce le imprese che dispongono di grande liquidità finanziaria, di probabile provenienza incerta, con concreti rischi di infiltrazioni della malavita nel nostro tessuto economico anche attraverso il riciclaggio. È necessario prevedere una differenziazione di trattamento che abbia come discrimine la regolarità e la legalità dell’azienda (patente a punti)

Promuovere la responsabilità sociale d’impresa, anche attraverso la Bilateralità, è un modo efficace di ricercare una sintesi tra qualità, innovazione, sostenibilità, legalità, eticità in riferimento all’impresa stessa, al lavoro, al prodotto, al territorio e all’ambiente.

  1. È necessario che il sistema degli ammortizzatori sociali sia in grado di dare una risposta urgente a chi ha perso il lavoro e non ha alternative alla disoccupazione. È necessario l’avvio di percorsi formativi per l’occupabilità e il reinserimento lavorativo (ad es. coordinando l’attività degli enti formativi pubblici con le scuole edili) con politiche attive.
  2. È necessario riattivare e rilanciare il settore attraverso:
    1. l’allentamento del patto di stabilità per permettere il completamento e l’avvio delle piccole e medie opere pubbliche;
    2. garantire, in tempi celeri, non oltre i 30 giorni, i pagamenti dovuti alle imprese dalle Pubbliche Amministrazioni così come previsto dalla direttiva Unione Europea;
    3. sbloccare le risorse per infrastrutture già deliberate dal CIPE;
    4. introdurre agevolazioni fiscali per l’attuazione dei programmi urbanistici;
      1. stimolare una finanza e un sistema di credito a servizio delle persone, delle aziende e dello delle comunità locali;
      2. incentivare gli interventi di edilizia sostenibile e orientare costruzioni e produzione e uso dei materiali compatibili per l’ambiente.

4.   Sono necessari investimenti finalizzati a: recupero, ristrutturazione e messa a norma degli Edifici Pubblici – prioritariamente le Scuole, i centri urbani – e, contestualmente, il restauro e la valorizzazione di beni ambientali, architettonici e culturali (in Veneto in particolare); alla messa in sicurezza del territorio rispetto al rischio sismico e idrogeologico.

5.   È urgente l’introduzione di una legge sui suoli per poter governare l’uso del suolo ed evitarne l’uso dissennato così come una semplificazione decisionale nei livelli istituzionali di intervento.