COSTRUZIONI: ISTAT, MAI COSI’ MALE DAL 1995

Ufficio stampa Filca nazionale 20 Febbraio 2013
COSTRUZIONI: ISTAT, MAI COSI’ MALE DAL 1995

“I dati diffusi dall’Istat non lasciano adito ad interpretazioni: il settore delle costruzioni è al collasso, dal 2008 sono decine di migliaia le aziende che hanno chiuso lasciando per strada oltre 550mila lavoratori, un dramma sociale senza precedenti. Le parti sociali del settore, associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali, hanno già organizzato nel 2009, 2010 e 2011 gli Stati Generali delle Costruzioni per avere risposte dall’allora governo, risposte non pervenute. Oggi ne paghiamo le conseguenze, che per i lavoratori sono aggravate dalle nuove norme sull’età pensionabile”. Lo afferma il segretario generale della Filca-Cisl, Domenico Pesenti, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat, che parlano di un calo della produzione nel settore delle costruzioni pari al 14% rispetto al 2011, il peggiore dal 1995.

“La Filca-Cisl ripete da tempo che il rilancio del settore passa non con la cementificazione ma attraverso una edilizia moderna, verde: pensiamo alla messa a norma degli edifici pubblici, al recupero dei centri storici, alla sicurezza del territorio dai rischi derivanti dalle frane, dai sismi e dalle alluvioni. Inoltre – sottolinea il segretario generale degli edili della Cisl – non dobbiamo dimenticare che lo Stato è debitore di ben 19 miliardi di euro nei confronti di imprese edili. Il 40% di questo importo è costituito dalle retribuzioni per i lavoratori, che sono i primi a pagare le conseguenze degli inaccettabili ritardi della Pubblica amministrazione nel pagamento di opere già realizzate. Ritardi che hanno provocato, in molti casi, la chiusura di aziende in salute e impegnata in lavori, ma che sono state costrette a gettare la spugna per mancanza di liquidità”.

“Un primo provvedimento è certamente quello dell’allentamento del Patto di stabilità per i Comuni virtuosi, per metterli nelle condizioni di investire sul territorio. Un provvedimento fattibile e di buon senso, perché permetterebbe la ripresa dell’edilizia grazie a lavori di piccola/media entità, con conseguenze positive per le aziende del settore e per tutto l’indotto, per decine di migliaia di lavoratori ma anche per l’intera collettività, per la quale si realizzerebbero opere di grande utilità sociale come la manutenzione di strade, scuole, ospedali e la messa in sicurezza del territorio”, ha concluso Pesenti.