TURRI: “SICUREZZA NEI CANTIERI, UNA SFIDA CHE SI PUO’ VINCERE!”

Ufficio stampa Filca nazionale 27 settembre 2016

Intervento di Franco Turri, segretario generale Filca-Cisl nazionale, per impresedilinews.   

Il sistema edile è marcio, malato. La continua corsa al ribasso messa in atto dalle imprese ha conseguenze nefaste per i lavoratori del settore. Tutto questo mentre nei cantieri si continua a morire. Le statistiche parlano di un calo degli incidenti mortali, ma solo in termini assoluti. Se proporzionati al calo

(anzi, al tracollo) degli addetti, invece, gli incidenti mortali risultano in aumento. La sicurezza non fa sconti a nessuno: giovani, stranieri, gli stessi imprenditori edili, come avvenuto recentemente a Torino. La battaglia che da anni la Filca e la Cisl stanno conducendo è stretta a doppio filo alla legalità nei cantieri, alle regole del settore edile, all’età pensionabile. Un lavoratore irregolare, un edile senza formazione, un ultra 60enne, hanno molte possibilità in più di incorrere in un infortunio. E in un’opera subappaltata a catena le prime voci di risparmio delle aziende, alle quali arrivano solo le briciole delle risorse stanziate, sono, inevitabilmente, quelle legate alla sicurezza dei lavoratori. Il problema è complesso e va affrontato con uno sguardo a 360 gradi. In questa partita il ruolo del sindacato, anche attraverso il Cpt, l’Ente paritetico dedicato alla sicurezza, e gli Rlst, è prezioso e insostituibile. Ma le istituzioni devono necessariamente attivarsi per rendere il nostro compito più facile, la nostra azione ancora più efficace.

La legalità nei cantieri: impiegare lavoratori irregolari, oppure retribuirli con il voucher, uno strumento usato impropriamente nel settore e del quale si abusa sempre di più, vuol dire non avere a cuore la sicurezza dei lavoratori, la loro dignità. Il lavoratore irregolare non ha tutele, probabilmente non ha avuto una formazione adeguata, e questo comporta rischi per la sicurezza propria e dei suoi colleghi. Operaio edileL’utilizzo dei voucher come forma di retribuzione, invece, resta un modo per dare una parvenza di regolarità al lavoro nero. Inoltre utilizzando i voucher si aggirano le verifiche sulla regolarità contributiva relative al Durc, non vengono fatti i versamenti in Cassa edile, non c’è il diritto alle prestazioni a sostegno del reddito, non è prevista la formazione obbligatoria di 16 ore per chi entra per la prima volta in cantiere. Chi vuole fare il furbo l’ha capito perfettamente, ed infatti registriamo un aumento considerevole dell’utilizzo dei voucher in edilizia. Un segnale in tal senso arriva anche dalle Casse edili, che hanno rilevato un calo degli occupati in edilizia del 55% contro una riduzione del 25% stimata dall’Istat.

Altro nemico della sicurezza è il subappalto a catena: per questo abbiamo condotto una battaglia insieme alla Cisl, per fortuna vinta, per reintrodurre il limite del 30% del subappalto nel settore edile previsto dal nuovo Codice degli Appalti, e che era stato eliminato. Il governo ha infatti capito che togliere limiti al ricorso al subappalto sarebbe stato dannoso sia per il sistema delle imprese, che in questo modo sarebbe andato incontro ad una ulteriore frammentazione, che per i lavoratori, condannati alla precarizzazione e sempre più esposti al rischio di infortunio. La nostra proposta resta sempre quella di introdurre, nel sistema edile, uno strumento come la Patente a punti, che garantirebbe la qualificazione delle imprese e l’esclusione dal mercato delle imprese nelle quali si verificano incidenti, a tutto vantaggio delle imprese virtuose.

Infine l’età pensionabile: non sappiamo se e quando ci sarà l’accordo tra governo e sindacati, ma Operaio cantiere edilecontinuiamo a ripetere che i lavori non sono uguali per tutti: il lavoro nel settore delle costruzioni, per esempio, è usurante, duro, faticoso, rischioso. Da anni, insieme agli altri sindacati edili e ai sindacati confederali, chiediamo al governo di intervenire sull’età pensionabile di edili e cavatori, che a 67 anni continuano a sopportare carichi pesanti e a lavorare sulle impalcature, con rischi altissimi per l’incolumità propria e dei loro colleghi. Nei cantieri, nelle cave, l’età media dei lavoratori vittime di infortuni aumenta esponenzialmente ogni anno. La nostra richiesta è di inserire l’edilizia tra i lavori usuranti, consentendo ai lavoratori edili l’uscita pensionistica flessibile senza penalizzazioni economiche e previdenziali. Le risorse ci sono, e penso ai fondi contrattuali già accantonati. Le pensioni degli edili, inoltre, hanno importi tutt’altro che dignitosi, e viste le speranze di vita di gran lunga inferiori ai laureati, ne beneficiano per meno tempo. Nel 2015, per esempio, a 80 anni la quota di uomini laureati sopravviventi è del 69%, contro il 56% di chi ha al massimo la licenza media. Contraddizioni e ingiustizie delle quali la riforma delle pensioni deve tener conto.

Dopo una vita di sudore e fatica nei cantieri è arrivato il momento di un riconoscimento di grande dignità per il lavoro degli edili, e il governo scriverebbe una pagina di giustizia sociale importante e solenne a favore di questi lavoratori, che quotidianamente contribuiscono alla (ri)costruzione e alla crescita del Paese, dando al contempo speranze a tanti giovani in cerca di occupazione. Insomma, interventi del genere si tradurrebbero in una maggiore sicurezza per chi lavora nei cantieri, consentendo di vincere una battaglia che conduciamo da tempo e che è una battaglia di civiltà e di dignità del lavoro e del lavoratore.