“L’EDILIZIA SIA IL VOLANO DELLA RIPRESA”

Filca nazionale 8 Gennaio 2014

Di seguito l’intervista rilasciata da Domenico Pesenti, segretario nazionale della Filca-Cisl, al quotidiano “L’Eco di Bergamo”.  (SCARICA L’ARTICOLO)

Domenico Pesenti

Domenico Pesenti

Ha iniziato a lavorare a 14 anni, subito dopo la licenza media, alla Arditi di Brembilla. Ma ha cominciato presto anche con l’impegno sindacale ed è diventato dirigente non ancora trentenne. Dal 1981 al 1992 è stato, infatti, segretario provinciale degli edili della Filca-Cisl, dal 92 al 98 segretario della Filca regionale, dal 98 al 2003 è passato alla segreteria organizzativa della Cisl lombarda e ora, da dieci anni, è segretario nazionale della Filca. La carriera di Domenico Pesenti, 61 anni, non si è però fermata all’interno dei confini nazionali. Dal 2007, infatti, Pesenti è presidente europeo del sindacato Etbww, cioè la Federazione europea dei sindacati del legno e dell’edilizia, e, infatti, due volte al mese, deve volare a Bruxelles. Non solo, Pesenti fa parte anche del Consiglio del sindacato mondiale Bwi che ha sede a Ginevra e qualche settimana fa ha tenuto a Bangkok il proprio congresso. Non essendoci ancora il sindacato interplanetario degli edili, la carriera di Pesenti, per ora, si ferma qui.

La crisi dell’edilizia sta colpendo alcuni Paesi (Spagna e Italia in testa) ma nel resto del mondo non è così, giusto?
«In tutto il mondo si sta costruendo, Asia e Sudamerica in testa. Da noi invece si è costruito troppo e, soprattutto – negli anni che hanno preceduto la crisi – male, utilizzando materiali vecchi e seguendo criteri antiquati, senza, cioè, tener conto delle nuove normative sul consumo energetico e sulla classificazione degli edifici che ormai si sapeva erano in arrivo. Il risultato è che ci sono tante case vuote. Ad aggravare la situazione si aggiunge poi il problema dell’accesso al credito perché se c’è un settore offlimits per le banche è proprio quello delle costruzioni».
Quali sono stati gli effetti sull’occupazione nel comparto?
«In un quinquennio, la forza lavoro dell’edilizia è diminuita del 50%. Molti muratori stranieri se ne sono andati dal nostro Paese, altri sono rimasti e molti di questi lavorano nel comparto prevalentemente in nero. Gli immigrati sono aumentati dal 5% del 1999 al 30% del 2008. Da allora sono stabili sul 29%”.
Per contrastare il declino, già nel 2009 come Cgil-Cisl-Uil avevate avviato l’iniziativa degli Stati generali del settore edile assieme alle controparti imprenditoriali.
«Sostenevamo – e sosteniamo – che bisognava utilizzare il settore edile come volano dello sviluppo, puntando sulla ristrutturazione dell’esistente con materiali sostenibili e su interventi di messa in sicurezza sismica. Purtroppo non è stato fatto niente».
Ci sono però le detrazioni fiscali.
«Sì, i governi Monti e Letta hanno potenziato gli incentivi fiscali per gli interventi di ristrutturazione edile ed energetica,eco_di_bergamo_1 e questo è senz’altro positivo».
Oggi per alleggerire il sovraffollamento carcerario si assumono provvedimenti «svuota carceri» che liberano delinquenti. Perché invece non si costruiscono nuove carceri che sarebbero un beneficio sia per il comparto edile sia perla sicurezza dei cittadini?
«Sarebbe senz’altro un provvedimento utile. Lo stesso dicasi per le infrastrutture. Da questo punto di vista, la Lombardia, rispetto alle altre regioni, si è in parte salvata grazie alle grandi infrastrutture, dalla Brebemi all’Alta velocità ferroviaria e alla Pedemontana».
Da anni si parla di riformare il sistema degli appalti.
«Il disastroso sistema del subappalto a catena ha sfasciato il comparto. Noi non siamo mai stati contro il subappalto in sé, anzi siamo stati a favore del subappalto specializzato, e cioè con un’impresa capofila che subappalta per lavori specifici. Bisogna invece vietare che l’impresa che ha preso il subappalto subappalti a sua volta. E’ il subappalto a catena che va combattuto perché l’ultimo anello della catena diventa il lavoratore o autonomo o il falso lavoratore autonomo (cioè il dipendente che viene spinto a fare la partita Iva per continuare lavorare nell’impresa)».
Pesenti 2Un altro ostacolo da rimuovere negli appalti non sarebbe anche il sistema del massimo ribasso?
«Sembra che avvantaggi le imprese più capaci facendo risparmiare soldi alle stazioni appaltanti, come i Comuni, ma è un’illusione ottica perché soprattutto in caso di ribassi del 40- 50% si costruisce un meccanismo per cui l’impresa che ottiene l’appalto alla fine non è in grado di gestirlo e allora fa lavorare in nero le persone, risparmiando sulla qualità dei materiali e quindi consegnando un’opera non di qualità. In questo modo si avvantaggiano le imprese “furbette” che prendono il lavoro e quelle improvvisate a cui viene subappaltato».
Lei è il presidente europeo del sindacato. Cosa avviene negli altri Paesi?
«Anche in Germania e in Francia c’è la regola del massimo ribasso, ma lì funziona bene perché ci sono i controlli e ci sono imprese strutturate anche da 50 mila dipendenti che fanno i lavori a regola d’arte».
Come in quasi tutti i comparti del Paese,anche nell’edilizia il problema quello della mancanza di controlli.
«L’unico strumento di controllo che noi, come sindacato, abbiamo è la responsabilità in solido dell’impresa principale. Oltre al Durc, il Documento unico di regolarità contributiva. In una situazione di crisi servono regole più severe per selezionare le imprese perché qui si tratta di lasciare invitale imprese serie che rispettano le normative e i contratti»
Avete recentemente scioperato per il rinnovo del contratto.
«L’Ance e – cosa ancora più grave – le cooperative ci propongono di aumentare la flessibilità, che è già massima

Cantiere

nell’edilizia. Vogliono sostituire le imprese con un general contractor che subappalta tutto a catena, come successo all’ospedale di Bergamo, errore che si paga perché non si trova più il responsabile e si avvantaggiano le società che hanno buoni rapporti con la politica e che, una volta preso l’appalto, subappaltano. I datori di lavoro hanno anche criticato i costi elevati del sistema delle Casse edili. Noi abbiamo rilanciato proponendo un sistema bilaterale nazionale».
E in questo quadro Bergamo come si colloca?
«Bergamo ha una qualità molto elevata delle proprie maestranze e quindi, se si punterà sulla qualità, saprà emergere di nuovo come punto di forza del sistema edilizio nazionale».