“L’EDILIZIA PUO’ FARCI RIPARTIRE” – ARTICOLO DI FURLAN E TURRI SU “IL DUBBIO”

Filca nazionale 8 Febbraio 2018

RIMETTERE IN MOTO L’EDILIZIA PER RILANCIARE L’ECONOMIA DEL PAESE
di Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl nazionale e Franco Turri, segretario generale Filca-Cisl nazionale

(pubblicato da “Il Dubbio” l’8 febbraio 2018)

Il governo che verrà dopo le elezioni del 4 marzo non potrà ignorare la situazione difficile e complessa del settore delle costruzioni. Dall’inizio della crisi sono andati in fumo circa 800 mila posti di lavoro e sono scomparse decine di migliaia di aziende, comprese quelle grandi e strutturate. Nel 2008 il settore rappresentava l’11,44% del Pil nazionale, nel 2016 “solo” l’8,04% (circa 200 miliardi di euro). Si tratta comunque di un comparto fondamentale per l’economia nazionale, che sarebbe sbagliato ed irresponsabile trascurare. Per questo chiediamo alle forze politiche impegnate in campagna elettorale di impegnarsi a mettere in atto una serie di provvedimenti per il settore, il cui rilancio avrà ricadute positive sull’intera economia nazionale.

Ecco le nostre richieste:  

Territorio sicuro – La messa in sicurezza del territorio è la grande opera più urgente ed importante. Oggi in Italia 7 milioni e mezzo di cittadini vivono o lavorano in aree a rischio idrogeologico. I danni causati dai cambiamenti climatici producono ogni anno ingenti vittime e circa 2 miliardi e mezzo di euro per riparare i danni. Ad oggi è stata spesa solo una piccolissima parte delle risorse stanziate dal piano Piano “ItaliaSicura” del 2014, con ritardi soprattutto a Livorno e Genova, due città pesantemente colpite dalle alluvioni. Inoltre ci sono 24 milioni di italiani che vivono in zone ad elevato rischio sismico. Anche in questo caso gli interventi preventivi costerebbero meno di quanto si spende per ricostruire, senza contare l’incommensurabile valore delle vite umane.        

Infrastrutture – Il gap dell’Italia con l’Europa, e del sud del nostro Paese rispetto al nord, resta inaccettabile. È necessario iniziare le opere già previste e mai avviate, accelerare i lavori nei cantieri con ritardi e far ripartire quelli bloccati (vedi elenco in basso). Ad esempio la diga Pietrarossa, in Sicilia: è una delle 35 opere idrauliche incompiute, già costate 650 milioni di euro e indispensabili per evitare gli effetti della siccità, un problema annoso e che provoca disagi gravissimi ai cittadini.

Incentivi – I diversi bonus funzionano, ma hanno un potenziale molto più elevato. Bisognerebbe renderli strutturali e più convenienti per chi li utilizza, ad esempio riducendo il tempo per il rimborso, oggi di 10 anni, o dando la possibilità ai cittadini di utilizzare subito il proprio credito attraverso le banche o l’impresa che ha realizzato i lavori, grazie alla cessione del credito stesso. In Italia gli immobili in stato di degrado superano il mezzo milione.

Enti locali – Se prima non si investiva per mancanza di fondi o per i paletti imposti dal patto di stabilità interno, oggi gli Enti locali appaiono incapaci di utilizzare le risorse a loro disposizione. Il Codice degli appalti sembra più un alibi che un reale ostacolo; bisogna dotare gli Enti di personale qualificato e competente, in grado di utilizzare le innumerevoli opportunità di spesa. E bisogna ridurre drasticamente il numero degli enti appaltanti. La frammentazione delle competenze, con la presenza, ad esempio, di tanti piccoli Comuni che faticano ad avere una struttura adeguata ad investire, non fa che complicare l’accesso alle risorse.   

Abusivismo – Sanatorie e condoni sono l’emblema di un’Italia debole e ingiusta. Non esiste abusivismo di necessità, ma solo l’arroganza di chi si crede più furbo degli altri, ha costruito in modo insicuro per sé e per chi abita vicino, e ha utilizzato sicuramente manodopera sottopagata, in nero, a rischio infortuni. Bisogna dare un segnale forte: abbattere le costruzioni abusive, senza eccezioni. Sarebbe una grande lezione di legalità e giustizia sociale. E al contempo risanare le abitazioni dei centri storici e convertire gli insediamenti industriali.

Regolarità, legalità, sicurezza – Le costruzioni restano uno dei settori in cui è più alta la presenza di infiltrazioni malavitose, c’è più pericolo per gli addetti (il 20% degli incidenti mortali sul lavoro avviene nei cantieri), e si registra la maggiore inosservanza di contratti e normative. Noi chiediamo l’introduzione sia della Patente a punti, un sistema premiale per le imprese virtuose, che della congruità, vale a dire l’incidenza del costo della manodopera. Chiediamo maggiori controlli nei cantieri, per garantire il rispetto del contratto e l’applicazione del solo contratto dell’edilizia, al quale spesso se ne preferiscono altri, meno onerosi. Infine torniamo a sottolineare l’importanza di un maggiore ruolo affidato alla bilateralità ed agli Rlst (i rappresentanti per la sicurezza territoriale).    

Innovazione – Le forze politiche che governeranno l’Italia dovranno regolare e incentivare tutte le innovazioni utili a modernizzare il sistema, ad esempio estendendo l’utilizzo del Bim (Building Information Modeling), il sistema che permette di ottimizzare la pianificazione, realizzazione e gestione di costruzioni con il supporto di un software. L’obiettivo, che riteniamo prioritario, è quello di aumentare ulteriormente la sicurezza e la dignità dei lavoratori dell’edilizia nel “cantiere 4.0”.

Opere non ancora cantierizzate, bloccate o che procedono a rilento:

Piemonte:  la Tav Torino-Lione; l’Asti-Cuneo.
Lombardia: la Ti-Bre, l’autostrada che collegherebbe il Tirreno al Brennero; la Città della Salute a Milano; la Pedemontana.
Veneto: la ferrovia Brescia-Verona.
Emilia-Romagna: il Passante di Mezzo a Bologna; la Cispadana, che collegherebbe Modena a Ferrara.
Liguria: il Nodo ferroviario di Genova.
Toscana: il porto di Livorno; la Tav a Firenze.
Marche: la Fano-Grosseto.
Lazio: la Pontina; l’Orte-Civitavecchia.
Umbria: il Nodo di Perugia; l’E78.
Campania: la metropolitana leggera di Napoli.
Puglia: la tratta ferroviaria Bari-Foggia-Napoli; la SS 275; la SS 98.