INCHIESTA GRANDI OPERE, LA FILCA INSISTE: “SUBITO LA RIFORMA DEGLI APPALTI”

Vanni Petrelli 16 Marzo 2015

“Gli arresti odierni, a seguito dell’ennesima inchiesta della magistratura, dimostrano che in Italia il settore dell’edilizia, le Grandi opere, le infrastrutture non fanno rima con lavoro, progresso, crescita, sviluppo ma con illegalità, corruzione, tangenti, malaffare, criminalità. Tutto questo mentre il settore delle costruzioni ha perso 800mila addetti dall’inizio della crisi, praticamente la metà del totale, e l’Italia continua a pagare un gap infrastrutturale pesantissimo rispetto agli altri Stati europei”. Lo ha dichiarato Domenico Pesenti, segretario generale della Filca-Cisl nazionale, commentando l’arresto dell’ex dirigente del ministero dei Lavori pubblici, Ercole Incalza, accusato insieme ad altre 50 persone circa di gestione illecita degli appalti delle cosiddette Grandi opere. “Per i magistrati – ha aggiunto Pesenti – gli indagati avevano costruito un ‘articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori, con prezzi che lievitavano anche del 40%’. A questo punto, come denunciamo da tempo, una riforma degli appalti che metta al centro la legalità e la correttezza delle imprese appare non più rinviabile. Per il bene non solo del settore ma dell’intera collettività, sulla quale ricadono i costi della corruzione”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario nazionale della Filca, Salvatore Scelfo, responsabile del Dipartimento Legalità della categoria: “Visto l’altissimo rischio di infiltrazioni criminali nel settore, la Filca-Cisl dal primo giorno si è impegnata sia a livello istituzionale che in prima linea, nei cantieri, per proporre strumenti efficaci e concreti per garantire la regolarità e la legalità del settore, come il Durc, le white list, l’offerta economicamente più vantaggiosa come criterio per l’aggiudicazione degli appalti, in sostituzione del massimo ribasso. Si calcola che ogni anno le attività illegali (mafie, evasione fiscale e corruzione) sottraggono alle economie legali, e quindi ai cittadini onesti, una cifra astronomica, ben cinquecento miliardi di euro. Una cifra che l’Italia non può permettersi il lusso di perdere”, ha concluso Scelfo.