Gli edili in piazza per il contratto

Ufficio stampa Filca nazionale 24 Aprile 2008

Roma

Fermi i cantieri in tutt’Italia. La media delle adesioni è del 70% con punte dell’85% nelle grandi città del centro-nord.

Pienamente riuscito lo sciopero generale dei lavoratori edili, indetto dai sindacati di Categoria Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro, vertenza che interessa in Italia 1.250.000 lavoratori dipendenti e 400.000 imprese. Fermi i cantieri in tutto il territorio nazionale, i dati raccolti nelle regioni italiane confermano una grandissima adesione allo sciopero che è arrivata all’80- 85% nelle città metropolitane e nei cantieri delle grandi imprese industriali e nelle cooperative impegnate nelle grandi opere, come la Tav, le Metropolitane. Manifestazioni, presidi, sit-in, assemblee e presidi davanti alle sedi Ance e delle Prefetture si sono tenuti in tutte le province. A Milano la manifestazione per lo sciopero è andata oltre le previsioni, con presidio e blocco totale del più grande cantiere di Milano, il nuovo Grattacielo della Regione e dei cantieri importanti come la Metrò 5 ed il cantiere di Santa Giulia. Anche a Genova si sono fermati i grandi cantieri della metropolitana e il presidio dei lavoratori delle costruzioni ha bloccato tutta la zona della sede Ance. A Torino fermi i lavoratori della Co.Ge.FA, quelli impegnati nell’Alta Velocità e nelle grandi imprese. Grandissima manifestazione a Padova con un’adesione del 90% dei lavoratori del Passante di Mestre; ferme tutte le cooperative e i cantieri del centro storico di Venezia. A Roma bloccati i lavori della Metro B e C, così come quelli del cantiere dell’Ex Mercato del Testaccio e dell’Andrea Doria. A livello regionale il Veneto, l’Emilia, la Lombardia, il Piemonte, la Toscana e il Lazio hanno risposto allo sciopero con altissime astensioni dal lavoro, fino a punte del 100%, ma anche nelle regioni del sud i lavoratori delle costruzioni hanno incrociato le braccia. A Napoli si sono fermati i cantieri della metropolitana e delle opere più importanti; presidi e manifestazioni con astensioni del 70% anche in tutte le province della Puglia, ferma tutta la zona industriale di Taranto, i cantieri del porto, dell’Ilva e dell’Agip, grandissime adesioni alla mobilitazione in tutte le province della Sicilia. “Ad oltre tre mesi dalla scadenza del contratto nazionale – hanno sottolineato i Segretari Generali dei sindacati di categoria, Giuseppe Moretti, Domenico Pesenti e Franco Martini – l’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) continua a sostenere le posizioni di chiusura sulle richieste dei sindacati, ostinandosi a non riconoscere diritti fondamentali che danno dignità al lavoro. Sebbene in questi mesi di trattativa si siano trovate soluzioni su alcune materie, rimangono gravi distanze nella soluzione di tre importanti e cruciali argomenti, ritenuti prioritari dal sindacato. I temi sui quali non si riesce a trovare un accordo sono: la prestazione economica di malattia, ancora oggi oggetto di carenza per i primi tre giorni; la regolamentazione del part-time e le parti economiche salariali richieste, 105 euro al 3° livello, con relativa distribuzione nel primo biennio di durata contrattuale. “E’ inconcepibile che ancora oggi, dopo anni di discussione, la materia del superamento della carenza malattia – dichiarano i tre Segretari Generali – rimanga, unico caso tra i contratti dell’industria, senza la benché minima soluzione a livello nazionale. La posizione dei costruttori non si spiega, se non con una pregiudiziale inaccettabile per la dignità dei lavoratori, dato che in molte parti d’Italia già la contrattazione di secondo livello ha offerto un quadro di soluzioni articolate territorialmente. Allo stesso modo sono inaccettabili i tentativi di introdurre nuovi regimi di flessibilità del lavoro nei cantieri, già caratterizzato da pesanti processi di destrutturazione della manodopera, nel momento in cui lo stesso contratto tenta di porre rimedio all’uso dilagante e strumentale che si è fatto del part-time. Questa tipologia di rapporto di lavoro in edilizia è del tutto impropria e costituisce un modo per aggirare i processi di regolarizzazione, sollecitati dalle nuove norme introdotte dal Governo per combattere il lavoro nero e irregolare e favorire la sicurezza sul lavoro.” “Mancano, inoltre, – concludono i tre Segretari – risposte conclusive e soddisfacenti sulla parte economica della piattaforma, a partire dalla richiesta di aumento salariale, quantificata in 105 euro e della loro distribuzione nel primo biennio di durata contrattuale.” Oltre a manifestare per il contratto i lavoratori edili hanno voluto lanciare appelli per protestare contro la piaga dei morti sul lavoro, che inesorabile continua ad insanguinare cantieri e fabbriche.