EDILIZIA, IN SARDEGNA CROLLO DEGLI OCCUPATI E REDDITO MEDIO ANNUO DI 8.300 EURO

Ufficio stampa Filca nazionale 17 Dicembre 2018

Pubblichiamo una nota di Giovanni Matta, segretario generale Filca-Cisl Sardegna.

Per la Filca è necessaria una forte iniziativa per rilanciare lo sviluppo e il lavoro. L’occupazione in Sardegna vive una  crisi infinita che dura ormai da troppo tempo, e non bastano alcuni dati snocciolati alla buona, come è accaduto la scorsa settimana, per affermare che la fase recessiva è ormai alle spalle. Dagli elementi in nostro possesso la situazione resta parecchio critica, come mostrano i dati sul reddito medio dei sardi ben al di sotto dei 20mila euro e soprattutto gli indicatori sul numero di famiglie che vivono in condizione di povertà. 74mila sardi disoccupati, regolarmente censiti dai CSL rappresentano un dato impressionante come anche gli oltre 200mila rinunciatari, “scoraggiati” che dopo tante porte chiuse in faccia un lavoro non lo cercano più. Il tasso di occupazione viaggia con 12 punti di distacco rispetto alla media nazionale, 56,8 contro 68,5. Soprattutto non appena verranno pubblicati i dati del 4° trimestre, quello in corso, avremo qualche sorpresa, posto che 2/3 dei 26mila nuovi posti di lavoro risultano lavoratori a tempo determinato legati soprattutto alla stagione turistica. Il dato certo ce lo fornisce l’Inps non appena verranno caricati tutti gli elementi legati alle domande per accedere alla NASPI che, nei mesi di Novembre e Dicembre hanno subìto una decisa impennata. Questi pochi elementi per sottolineare che il lavoro, la mancanza di lavoro, costituisce la vera emergenza della Sardegna che occorre a tutti i costi affrontare. Soprattutto manca il lavoro a tempo indeterminato, specie quello dei settori industriali che da troppo tempo non generano nuove opportunità occupazionali. La stessa edilizia ha perso ormai la sua funzione anticiclica e, a causa della lunga crisi, non assorbe più manodopera e non attiva processi virtuosi, non trascina gli altri settori. Nel corso dell’ultimo anno gli occupati si attestano a 21mila unità circa, con una perdita secca negli ultimi 10 anni di 38mila addetti. Il dato più sconcertante è costituito dalla media delle ore lavorate per anno dal singolo addetto, 853 con un reddito medio annuo di appena 8.344 euro. Una situazione drammatica appesantita ulteriormente dal blocco degli investimenti in opere pubbliche e dalla stasi dell’edilizia privata. Questo stato di cose appare ancora più complicato per il futuro con l’incertezza determinata dalle non scelte del Governo Nazionale in materia di opere pubbliche che contribuisce a peggiorare lo scenario. Alcuni investimenti  stentano a partire mentre molti di quelli in corso stanno subendo gravi e preoccupanti rallentamenti. La crisi dei grandi gruppi si è riverberata in Sardegna con il blocco di diversi importanti cantieri, la Diga di Montinieddu, piuttosto che alcuni lotti della Sassari/Olbia, della SS 125 e via a seguire. Il 2019 non si apre poi con i migliori auspici. Per il primo semestre non si prevede nessun nuovo cantiere. Per vedere aprire, forse, qualche nuovo cantiere (tre lotti della SS 131) dobbiamo aspettare il prossimo autunno. Senza voler indulgere al catastrofismo la situazione non è rosea. L’auspicio è che queste preoccupazioni diventino oggetto di attenzioni delle Forze Politiche che si apprestano ad avviare la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale, soprattutto motivo d’impegno per la nuova Giunta che sarà chiamata nella prossima primavera a guidare la Regione. La Filca per intanto si prepone ad una forte e pressante mobilitazione nei territori  affinché i temi del lavoro, e del lavoro in edilizia, trovino la giusta sensibilità e consapevolezza all’interno del dibattito politico e istituzionale futuro.