EDILIZIA, 3.000 CASCHI COLORATI INVADONO PIAZZA MONTECITORIO

Vanni Petrelli 1 Dicembre 2010

Un'immagine dell'intervento di Domenico Pesenti, segretario generale della Filca Cisl

TRASCRIZIONE DELL’INTERVENTO DI DOMENICO PESENTI

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Piazza Montecitorio è stata “invasa” questa mattina da tremila caschi colorati. Una presenza pacifica e per certi versi storica, visto che a manifestare a braccetto per il rilancio dell’edilizia sono state le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali. “È  una manifestazione di grandissimo significato – ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, intervenuto alla iniziativa – che spero si possa ripetere anche negli altri settori, ovunque ci siano problemi per il lavoro”. Ad organizzare il presidio le 14 sigle promotrici degli Stati Generali delle Costruzioni (Filca-Cisl, Feneal-Uil, Fillea-Cgil e le associazioni imprenditoriali, industriali, artigiane e cooperative di tutta la filiera delle costruzioni).

“L’edilizia – ha sottolineato il leader della Cisl – è certamente il settore che ha pagato il prezzo più alto della crisi. I governi locali e centrali sono lenti nella spesa pubblica, ci sono tantissimi soldi stanziati e non spesi, e a pagare sono imprese e lavoratori. È gravissimo – ha detto senza mezzi termini – che la Pubblica amministrazione paghi in forte ritardo le imprese per lavori già eseguiti. Senza un’Italia che lavora – ha concluso Bonanni – il nostro Paese scende sempre più giù; servono investimenti per le infrastrutture, visto che le costruzioni hanno da sempre una funzione anticiclica”.

Sul palco, un furgone parcheggiato sotto l’obelisco di piazza Montecitorio, si sono alternati i rappresentanti delle varie sigle. Tutti rigorosamente con il casco in testa e la rete di protezione dei cantieri indossata alla stregua della fascia tricolore dei Sindaci. A scuotere la piazza ci ha pensato Domenico Pesenti, segretario generale della Filca: “Buongiorno Italia – ha esordito salutando i manifestanti – siete l’Italia migliore, la vera società civile che i Palazzi della politica dovrebbero ascoltare. Il settore delle costruzioni sta attraversando una grave crisi, più degli altri settori – ha detto – e il 2011 si prospetta ancora più difficile. Al governo chiediamo maggiori investimenti per le costruzioni, un settore che rappresenta il 12% del Pil. Inoltre chiediamo un maggior rigore nella selezione delle imprese, l’abolizione del massimo ribasso ed il monitoraggio dei flussi finanziari”. Pesenti ha anche sottolineato come “la grande opera fa solo notizia, sarebbe più saggio sbloccare il Patto di stabilità permettendo così agli Enti Locali di avviare tutte le opere medio-piccole. Bisognerebbe puntare sulla riconversione energetica degli edifici e invece si riducono gli incentivi dedicati: è stato un grave errore – ha accusato – non aver usato l’edilizia come volano economico. Inoltre il Patto di stabilità è troppo stringente per gli Enti locali, impedendo di fatto i nuovi appalti e addirittura rendendo difficile il pagamento alle imprese. Con conseguenze nefaste per imprenditori e lavoratori”, ha concluso.

“Coraggiosa” è invece l’aggettivo usato da Paolo Buzzetti, presidente dell’Associazione nazionale costruttori, per definire la piazza. La manifestazione ha raccolto anche il sostegno della Cgil, con una dichiarazione del segretario generale Susanna Camusso, e di Confindustria: “Il settore – ha affermato la presidente Emma Marcegaglia – deve tornare ad essere tra le priorità dell’agenda politica e trovare risposte adeguate”.

Sicuramente la protesta non è passata inosservata: la delegazione di politici venuta a portare il proprio saluto ed il proprio sostegno è stata davvero nutrita: Savino Pezzotta dell’Udc e i vertici del Pd (Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini, Walter Veltroni, Anna Finocchiaro e Sergio D’Antoni). Nel pomeriggio, inoltre, una delegazione è stata ricevuta dalla stessa Finocchiaro, in qualità di capogruppo Pd al Senato e da Pasquale Viespoli, Presidente dei senatori di Futuro e Libertà per l’Italia. In serata è previsto un incontro con un rappresentante del Governo: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. 
 
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Il settore è piegato da una crisi senza precedenti: oltre 250.000 posti di lavoro persi, oltre 300% in più di utilizzo ammortizzatori sociali, oltre il 20% medio di riduzione delle produzioni nei settori dei materiali da costruzione, circa 70 mld in meno di valore complessivo delle produzioni. Se a questo si aggiunge l’inaccettabile danno causato dai ritardati pagamenti della pa, con punte di ritardo anche di 24 mesi, emerge un quadro di assoluta gravità.

Durante tutti questi mesi, di fronte all’insufficiente politica industriale a sostegno del settore, imprese, sindacati, cooperative, artigiani e tutti gli attori della lunga filiera dell’edilizia hanno denunciato più volte – a livello nazionale e su tutto il territorio – lo stato di grande difficoltà del settore, ricercando un costante dialogo con il governo e le amministrazioni pubbliche, sollecitando un confronto, avanzando proposte concrete che hanno incontrato spesso il favore bipartisan delle forze politiche.

A questa azione, responsabile e propositiva, del mondo dell’edilizia non ha ancora corrisposto un’efficace azione del Governo, né sul piano dei provvedimenti adottati e delle risorse disponibili, né su quello del coinvolgimento completo degli attori degli Stati Generali, visto che il tavolo interministeriale dell’edilizia, che era stato insediato a Palazzo Chigi nel luglio 2009, si è finora riunito una volta sola.

Non possiamo protrarre ulteriormente un’attesa che ha già fatto molte vittime in termini di perdita di posti di lavoro e di competitività del Paese.

Le imprese e i lavoratori dell’edilizia ritengono prioritario:

1. sbloccare i pagamenti per le imprese che hanno SAL approvati e oggi vincolati dal Patto di stabilità, anche per consentire alle stesse il pagamento delle forniture e dei servizi utilizzati. Più in generale allentare i vincoli dello stesso patto per gli enti virtuosi al fine di finanziare prioritariamente interventi legati alla tutela e messa in sicurezza del territorio, del patrimonio edilizio e dei beni culturali ed artistici.

2. Rendere effettivamente disponibili,  in termini di attribuzioni di cassa, le risorse destinate dal CIPE alle priorità infrastrutturali, a partire da quelle attribuite al programma di piccole e medie opere e all’edilizia scolastica.

3. Puntare su processi di semplificazione amministrativa rafforzando i controlli di sicurezza e regolarità.

4. Eliminare le penalizzanti distorsioni fiscali esistenti nel settore immobiliare (ad esempio l’Iva sull’invenduto dopo 4 anni) nell’ambito di una riforma del fisco orientata allo sviluppo e più equa per lavoratori, imprese e cittadini.

5. Rilanciare gli strumenti di investimento nelle infrastrutture e nell’immobiliare.

6. Attivare strumenti di lotta all’illegalità e promuovere la qualificazione con procedure esigibili e chiare in stretta collaborazione con le imprese e i lavoratori, senza penalizzare la quotidiana operatività delle imprese corrette.

7. Estendere all’edilizia gli ammortizzatori sociali definiti per il settore industria.

Gli
Stati Generali delle costruzioni chiedono al Governo e a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione un forte impegno di rilancio delle costruzioni, a partire dalle priorità sopra indicate.

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