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AZIENDE PROTESTATE, RECORD NELLE COSTRUZIONI

AZIENDE PROTESTATE, RECORD NELLE COSTRUZIONI

Scelfo: "Molte delle aziende edili in difficoltà vantano crediti nei confronti della Pubblica amministrazione"

Nel 2012 sono state 47mila le aziende non individuali in Italia che hanno accusato almeno un protesto. A rilevarlo è una ricerca del Cerved. Il settore delle costruzioni è quello in cui il fenomeno appare più diffuso: nel 2012 si contano quasi 11mila società protestate nella filiera delle costruzioni (+9,1% sul 2011). Secondo il Cerved nel 2012 al 3,4% delle imprese non individuali che opera nel settore dell’edilizia è stato infatti protestato almeno un assegno o una cambiale, contro una percentuale pari all’1,8% nell’industria e all’1,7% nel terziario.
“Questi dati – afferma Salvatore Scelfo, segretario nazionale della Filca-Cisl – non fanno che confermare la gravissima crisi in atto nel settore. La recessione in atto dal 2008 ha comportato ad oggi la perdita di 550mila posti di lavoro. Spiace constatare, però, come da parte dello Stato non ci sia la volontà di far riprendere il settore, che è anticiclico per eccellenza e rappresenta l’11% del Pil nazionale, per esempio allentando il Patto di stabilità, per consentire agli enti locali virtuosi di aprire i cantieri. Invece si dà addirittura il colpo di grazia all’intero settore con gli inspiegabili ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione. Si calcola che le imprese edili, infatti, siano creditrici di ben 19 miliardi di euro dalla PA per lavori già eseguiti. Il 40% di questa cifra è costituita dai pagamenti ai lavoratori, e la mancata corresponsione dei salari provoca inevitabilmente un vero dramma sociale”.
“Il governo ha recentemente recepito una direttiva comunitaria che fissa a 30 giorni il tempo massimo di pagamento da parte degli enti pubblici, che diventano 60 per la sanità. Ad oggi, però, dobbiamo constatare come la direttiva sia completamente disattesa, visto che il ritardo medio si attesta intorno ai 180 giorni. Un ritardo in grado di mettere in ginocchio anche aziende strutturate e con lavori in corso, che si ritrovano però a corto di liquidità”, conclude Scelfo.
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