ARBITRATO, UN AVVISO COMUNE CONTRO LE STRUMENTALIZZAZIONI

Ufficio stampa Filca nazionale 12 Marzo 2010

Stop a tutte le speculazioni sul tema delle tutele, in particolare, sull’articolo 18. Una parola chiara che sgombra il campo da tutte le polemiche è arrivata dal tavolo di confronto tra Governo, sindacati e imprese, al ministero del Lavoro, convocato da Sacconi sul tema dell’orario e delle flessibilità. Le prime novità e l’intesa finale sono arrivati proprio sul tema “caldo” di questi giorni, l’arbitrato. Un argomento rispetto al quale il responsabile del dicastero Lavoro ha annunciato subito la propria posizione, in base alla quale il ministero “si atterrà comunque alle decisioni prese dalle parti sociali”. Esplicitando così l’impegno formale del Governo a non poter prescindere dalla eventuale dichiarazione comune (poi arrivata), siglata da circa 30 parti sociali, fra rappresentanti delle imprese e dei sindacati.

Al tavolo il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni, ha lanciato subito la sua proposta: una dichiarazione congiunta tra tutte le parti sociali per delimitare il campo del negoziato sull’utilizzo dell’arbitrato evitando così strumentalizzazioni ed esasperazioni che non giovano alle imprese e ai lavoratori. Un avviso comune nel quale si dice che il licenziamento è escluso dall’arbitrato e che l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non viene toccato.

La proposta che la Cisl ha posto sul tavolo del confronto evidenzia che le parti riconoscono l’utilità dell’arbitrato scelto liberamente e in modo consapevole, in quanto strumento idoneo a garantire una soluzione tempestiva delle controversie in materia di lavoro a favore della effettività delle tutele e della certezza del diritto. Le parti si impegnano così a definire con tempestività un accordo interconfederale, escludendo che l’eventuale ricorso delle parti alle clausole compromissorie poste al momento dell’assunzione possa riguardare le controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Una scelta chiara e, ancora una volta, inequivoca rispetto all’ampiezza delle tutele riconosciute ai lavoratori. Una proposta che ha incontrato il consenso di tutte le parti sociali, esclusa la Cgil, ancora arroccata nel suo autoisolamento e sulla contrarietà “costituzionale” rispetto alla questione dell’arbitrato. Rispetto alle posizioni di Corso Italia, Bonanni ha rimarcato che: “Con quest’accordo si chiarisce una questione gonfiata artatamente per ragioni politiche e di chi pensa che debbano esserci contrasti anche in un periodo di crisi. A questo punto lo sciopero della Cgil non ha ragione di essere neppure per quanto riguarda le richieste sul fisco”. Autoesclusi a parte, come detto, nella dichiarazione comune le parti si impegnano a definire un accordo interconfederale, nel più breve tempo possibile, escludendo a chiare lettere, appunto, che il ricorso delle parti alle clausole compromissorie poste al momento dell’assunzione possa riguardare le controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro. Il ministero del Lavoro, da parte sua, garantisce che se entro un anno, periodo previsto per l’entrata in vigore delle nuove norme, non venisse trovato un accordo ulteriore tra le parti, in ogni caso l’arbitrato verrà escluso tra le opzioni per il giudizio sui licenziamenti al momento dell’assunzione di un dipendente.

“La dichiarazione comune sottoscritta da tutte le parti sociali, esclusa la Cgil – spiega il segretario confederale Cisl, Giorgio Santini, nel confermare la libera scelta di utilizzare l’arbitrato come soluzione delle controversie di lavoro, impegna tutti i sottoscrittori alla realizzazione dell’accordo interconfederale per regolare l’intera materia e soprattutto esclude fin d’ora che le clausole compromissorie all’atto dell’assunzione possano riguardare il licenziamento. Come abbiamo sostenuto fin dall’inizio, non viene in alcun modo né aggirato né depotenziato l’art.18 e più in generale il diritto del lavoro”. “Dopo l’intesa di oggi – prosegue – aumentano, invece, notevolmente le possibilità che conciliazione ed arbitrato vengano ben regolati per risolvere più velocemente e senza oneri le controversie di lavoro, mantenendo inalterate le tutele per i lavoratori”. “In questo quadro – conclude – è particolarmente significativo che il ministro del Lavoro abbia assunto ufficialmente l’impegno a recepire integralmente gli accordi e la volontà delle parti sociali in materia di regolazione dell’arbitrato”.

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(dal sito www.conquistedellavoro.it)